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273px-Git-logo.svgSi potrebbe aggiungere “e dell’eliminazione della folle norma del riuso del software nella pubblica amministrazione”.

Se si va a cercare cosa dice quel cervellotico scritto, passa la voglia di riusare: ovviamente il tutto è “agevolato” da “sintetiche” Linee Guida costituite da sole 140 pagine…

Nel frattempo, in terra statunitense si rielabora la fase due dell’opengov legato all’opendata: il Project Open Data.

Cosa c’è di così dirompente? Un semplice account su GitHub. Da quell’account chiunque può prendersi il codice di un tool, di una piattaforma, di un software e forkarla. Read more »

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Vittore_Carpaccio_031Per parlare di Rete è necessario usare un linguaggio teologico.

Così esordisce Antonio Spadaro e riprende parlando di conoscenza condivisa, connettiva e collettiva.

Chiarisco subito che non cerco la terza navigazione tra Shirky e Morozov ma se è vero che Pekka Himanen ha sentito la necessità di ricorrere al linguaggio teologico, è chiaro che ci si trova di fronte ad un evidente punto di contatto tra il reale e il metafisico.

Il Trascendente. Del resto si tratta sempre di dimensioni: sia essa unica, duale, tridimensionale… o trinitaria?

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8598115842_902e74426e_oMolti stanno commentando l’allarme lanciato dalla Presidente Boldrini, la terza carica dello Stato.

Mi sembra che la denuncia proceda su due piani:

- l’anonimato nel web e la responsabilità delle proprie azioni unite agli eventuali perseguimenti

- l’aggressività della ricerca delle notizie personali che portano ad una sovraesposizione.

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#opendataveneziaSi direbbe “è tempo di bilanci”, ma non sono uno che guarda indietro per scoprire il “quanto” ma il “come”.

Ebbene, #opendatavenezia compie un anno.

Abbiamo fatto un discreto lavoro soprattutto grazie alla connessione con il Comune di Venezia, abbiamo ottenuto dei buoni risultati e c’è ancora molto da fare. Non lo dico perché sono frasi di rito, ma perché non mi basta sapere: voglio USARE!

Usare i dati, vedere riaffiorare conoscenze in disuso, riapplicarle in altri contesti: voglio vedere la Città guardare il proprio passato per riusarlo.

Siccome abbiamo rotto le scatole a chiunque con ‘sti opendata, beh… ne rilascio un po’ relativi proprio a #opendatavenezia.

Al 29 aprile 2013, il gruppo è composto da 252 membri. Di questi 252, ben 102 sono stati attivi, pubblicando almeno un post. I post sono 191 e hanno generato 1068 tra likes e commenti.

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378291_372660379505700_1403137107_nAmarissime parole di Roberto Bianchini sul livello d’indignazione e reazione. Ora anche alle macellerie si darà la possibilità di fare dei caffé?

Questo, purtroppo, mi fa pensare di avere ragione e non vorrei averla: significa che si affronta ogni singolo disastro con soluzioni a posticipare senza affrontare.

Non vendi libri di carta, nessuno legge, nessuno comprende più nulla? Vendigli un caffé!

Non c’è più nessuno che possa permettersi una bistecca di roastbeef perché non ha uno stipendio? è un problema dello spopolamento!

Gli stessi scrittori confermano che prendono 1€ per copia venduta, i macellai che vendono carne di qualità vera fanno fatica a far comprendere che spendendo leggermente di più compri meno ma mangi meglio (con tutti i vantaggi che comporta).

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ManutiusLa libreria Goldoni a Venezia chiude. Lì ci ho trovato un libro curiosissimo sulle rune e un eccellente libro di Massimo Introvigne: se cerchi (cercavi) “cose” strane era lì che andavi. Anche alla Toletta ricordo con orrore gli esborsi di denaro per portare a casa libri che poi venivano accatastati di fianco alla scrivania, sotto il letto… da studente saltavo i pranzi per accumulare le somme per un Meridiano: il Faust con traduzione di Fortini lo ricordo ancora con un brivido.

Oggi, acquisto su amazon, su bookrepublic, su simplicissimus senza nessun rimorso e mi leggo tutto sul Kindle. Acquisto ancora “carta”, ma quella l’ho circoscritta ai fumetti dal mio pusher di fiducia.

Sono, quindi, colpevole della chiusura delle librerie?

Chi va al supermercato uccide l’alimentari sotto casa?

Stiamo parlando di commercio, di vendita o stiamo parlando di concetti astratti come l’Isola Perduta?

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8166859922_4a9daed472_oCultura Italia assieme all’Ufficio Studi del MIBAC ha diffuso un utile pubblicazione relativa ai micro numeri della Cultura in Italia. Leggere i numeri portentosi del patrimonio che stiamo disperdendo fa impressione, ma sorprende ancora di più il grafico che trovate a pagina 7 in cui si nota una flessione delle visite ai musei nei mesi invernali.

Ora, capisco che magari uscire di casa con il brutto tempo o il freddo è poco invitante, ma i musei sono al chiuso… almeno per la maggior parte, no?

Sempre nella stessa pagina si trova una sorta di risposta: i più visitati (a pagamento) sono il Foro Romano, Pompei; si nota anche che su 12 luoghi, 4 sono di Firenze, mentre Venezia è assente.

Anche sulla frequentazione degli Archivi di Stato Venezia è assente, nonostante un patrimonio archivistico cartaceo consistente (pag. 7/8).

Se si vanno a vedere poi le mostre e i temi proposti, viene lo sconforto perché a parte Lotto e Artemisia Gentileschi, siamo nelle “solite” proposte (anche se vedere un Van Gogh dal vero sia un’esperienza “solita”); vediamo il numero massimo: 467.000… guardiamo le cifre dei musei inglesi?

Ecco qua nella sezione data del Guardian (un momento di raccoglimento): negli indici di visitatori dei Musei Inglesi troviamo che il British Museum ne fa 462,164… nel solo mese di maggio 2012.

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Per Pionero del 19 marzo 2013

Oggi, 19 marzo 2013, i dati sono pubblici.

E’ dato ciò che è dato, si può dire con un (pessimo) gioco di parole, ma è così. Da oggi vale il principio che capovolge l’ormai passato: senza nessuna indicazione ciò che è pubblicato è pubblico. Opendata è default!

A chi è giovane oggi, tra i 13 e i 20 anni (per intenderci), appare ovvio; per chi proviene da copie “diversamente originali” è una liberazione. Bello. Cosa succede ora?

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Pubblicato su OKFn Italia il 12-02-2013

 

Questa è una serie di domande che ho inviato a Claudia Mocci volontaria di EUROSHA. Non faccio nessuna introduzione, perché raramente ho letto risposte così chiare. Buona lettura, e se vi fa venire voglia d’impegnarvi… beh… lo scopo è proprio questo.

[in corsivo le domande e le note, i grassetti sono miei]

Per iniziare, Claudia fa una premessa

io non sono una tecnica, informatica e non ci capisco quasi una mazza di ‘ste cose quindi abbi pazienza

come mai in tchad?

Il progetto Eurosha, di cui sono una delle 4 volontarie italiane selezionate , prevede la mappatura di alcune zone colpite da urgenze e crisi umanitarie. Il Tchad, con i suoi numerosi campi rifugiati e la posizione geografica è uno di questi, sia per motivi climatici sia per motivi politici e d’instabilità. Inoltre il Progetto ha come partner in loco  France Volontaires  quindi sono stati scelti dei Paesi (Kenya, Tchad, Burundi e Repubblica Centro Africana) in cui è presente la rappresentanza di France Volontaires. Aggiungo che non era possibile scegliere il paese d’impiego, quindi diciamo che è il Tchad che ha scelto me!

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Pubblicato su Pionero il 6 febbraio 2013

Sia chiaro: è imprescindibile! Si deve ripartire dalla Cultura. Tanto più in Italia che di materiali culturali ne è satura.

Poi arrivano gli appelli, che dovrebbero fungere da starter e si ritrova il classico coro di prefiche.

L’appello è Ripartiamo dalla Cultura, promosso da illustri personaggi che sulla Cultura hanno fondato le loro professioni, le loro associazioni e vite politiche e istituzionali. Sia inteso quanto scrivo senza nessun accenno polemico o di scredito: non voglio discutere dei meriti o dei titoli degli appellanti e dei sottoscrittori, ma dell’appello!

Propongo alcune motivazioni:

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