Etica hacker e visione cristiana: alcune domande

Seguo Antonio Spadaro da quando lessi questo articolo: “Etica hacker e visione cristiana”.

Lo trovai non solo interessante, ma perfetto per coltivare la mia convinzione di condivisione e relazione tra “mondi lontanissimi“.

Oggi ritrovo su Che Futuro! un’intervista fatta da Savarese a Spadaro che riprende il tema partendo da quello che è diventato il libro Cyberteologia (anche in Ebook!!).

Sul libro segnalo anche una spendida recensione di Luca de Biase da cui traggo l’inizio:

La specie umana evolve anche sviluppando forme di connessione e coordinamento mutanti. I corpi e i cervelli degli individui si incontrano attraverso mezzi di comunicazione, di trasmissione, di ricezione e riconoscimento sempre più sofisticati

ed è proprio sulla connessione ed il coordinamento che vorrei approfondire il tema.

Già nei commenti all’articolo iniziale, scrissi:

il concetto di hacker propone alla Chiesa in ogni sua componente un ripensamento del suo Essere nel Mondo, in cui il motore dell’Evangelizzazione è alimentato dalla Sapienza che si rappresenta nella Fede della Sua Chiesa. In questo ambito i dogmi sfumano e prevalgono le conseguenze; allora chiedo: come conciliare l’aspetto dogmatico conseguente alla Fede? Come rileggere, in ambito monastico, il voto di obbedienza?

In pratica le mie domande sono due:

  1. il modello gerarchico della Chiesa come si può conciliare con il modello delle comunità hacker?
  2. il modello si sviluppo empirico applicato alla tecnologia come si concilia i dogmi cristiani?

Esplicitando meglio, mi chiedo (senza nessuna polemica e nell’assoluto rispetto):

  1. confrontando ad esempio il modello gerarchico della comunità Debian  con quello della Chiesa, si avvertono delle differenze sostanziali:
    • il leader (Project Leader, Papa) nel primo caso viene eletto dalla totalità degli utenti, nel secondo caso viene eletto da un Conclave i cui membri sono indicati dal Papa precedente; in nessun caso è prevista l’elezione da parte della comunità Ecclesiale di un qualsiasi ruolo gerarchico
    • nella comunità Debian ogni decisione del Project Leader può essere sottoposta al voto; l’autorità del Papa è assoluta (anche in ambito temporale sulla Città del Vaticano)
    • l’adesione alla comunità Debian non comporta nessun obbligo; i membri ordinati nella Chiesa prendono i voti, tra i quali quello di obbedienza
  2. il metodo agile definisce uno sviluppo attraverso la condivisione e la collaborazione tra sviluppatori e fruitori; nella Chiesa il fondamento è costituito dall’insegnamento Evangelico che raccoglie molti elementi presenti nelle comunità opensource come la solidarietà, e lo stesso uso della parola ” Technology Evangelist” è inequivocabilmente di origine cristiana

Mi piacerebbe molto approfondire l’argomento, tanto più che parlerei di affinità più con l’etica opensource che con l’etica hacker.

Personalmente ritengo che una mediazione porterebbe un’evoluzione in entrambi i contesti proprio grazie a quanto sostiene lo stesso Spadaro:

non sarà l’etica hacker in rotta di collisione con una mens cattolica e la sua visione dell’autorità e della tradizione? Sarà possibile ricomprendere l’autorità nel senso in cui la teologia cattolica la intende in un contesto che spinge al decentramento e alla de-gerarchizzazione della conoscenza? Agire collaborativo e principio di autorità sono in radicale intrinseca opposizione, come sembra essere dato per scontato? Certo, il panorama descritto fino a questo punto ci fa confrontare con una forma mentis con la quale la fede cattolica dovrà relazionarsi sempre di più. Essa richiede una nuova forma di «apologetica» che non potrà non partire dalle mutate categorie di comprensione del mondo e di accesso alla conoscenza

 

 

 

 

fonte immagine: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Volta_della_stanza_della_segnatura_04_teologia.jpg

Pubblicato in hacking
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2 comments on “Etica hacker e visione cristiana: alcune domande
  1. Marco Fioretti scrive:

    Luca, il progetto Eleutheros l’avevi già incontrato? Cercane il manifesto online, parliamo più o meno delle stesse cose

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