Beni culturali, diritti, burocrazie e selfie: il lasciapassare A38

Spoiler

Questo articolo è lungo ma svelo subito il finale: la soluzione è la sottoscrizione di un modulo… anzi due: uno per fare foto da tenere nello smartphone e un altro se per caso si volesse condividere sui social o su wikipedia

Tutto questo, mentre comunque c’è chi si attiva come i Musei di Torino che rilasciano in opendata e il MART che apre una posizione per Wikipediano residente.

Iniziò con #beniculturaliaperti

Iniziò con #beniculturaliaperti e prima ancora con #invasionidigitali. Poi iniziarono a porsi il problema chi gestisce i luoghi dell’arte: come fronteggiare l’avanzata delle tecnologie di riproduzione delle preziosissime immagini? come aumentare la visibilità delle opere che custodiamo?

Il primo problema è una questione di diritti, codici, leggi e decreti e recinzione, perché si ritiene ancora che la sostenibilità di un luogo sia affidabile a fondi pubblici, sponsorizzazioni e da vendita di diritti d’immagine.

Il secondo – sembra – facilmente risolvibile con gli ormai mitici “social”. In questo ultimo punto i due problemi si fondono: anche con un economico smartphone si può scattare la foto all’opera e postare su facebook, twitter, instagram… Dilemma: impedire le foto significa impedire la pubblicazione sui social; consentirle significa lasciare che appaiano sui social ma mi riducono la vendita (e l’esclusività) della riproduzione delle opere.

Le Gallerie dell’Accademia si sono poste il problema

MIBACT_Circolare5_2014

Circolare del MiBACT a presentazione del parere dell’ufficio legislativo

Le Gallerie dell’Accademia si sono poste il problema è hanno interpellato il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo: come superare il limite del Codice dei Beni Culturali che impedisce la riproduzione senza autorizzazione del proprietario?

Al MiBACT “avrebbero” trovato la soluzione con la Circolare 5/2014 del 27 marzo 2014.

I punti salienti sono principalmente tre:

  1. come consentire la riproduzione senza violare il Codice dei Beni Culturali
  2. come consento la diffusione
  3. come consento i fini di lucro indiretti

Per il primo punto c’è l’urgenza del superamento

Per il primo punto c’è l’urgenza del superamento dell’obbligo dell’autorizzazione, che significa che a prescindere del motivo chiunque deve chiedere il permesso per riprodurre, ovvero anche fotografare, un qualsiasi bene culturale. Quindi il problema non è solo l’opera nel museo ma anche nei luoghi pubblici. Infatti in Italia non c’è la cosidetta “Libertà di Panorama” e questo pone seri limiti all’interpretazione delle norme. Per un museo che non è statale il problema è minore, perché essendo proprietario dei beni può autorizzare con vari gradi di libertà i visitatori a fare foto alle opere. Le Gallerie dell’Accademia sono statali e pertanto devono chiedere parere al “superiore” ovvero al MiBACT.

Nel secondo punto si pone il problema del riuso

Nel secondo punto si pone il problema del riuso, ovvero: una volta fatte le foto, che cosa possono farne i visitatori? Il Codice dei Beni Culturali consente il riuso per motivi di studio o uso personale sempre comunque dopo autorizzazione, ma nel momento in cui la foto dell’opera non viene richiesta all’archivio del Museo e si può eseguire con buona qualità con un qualsiasi smartphone (fa sorridere che il parere faccia riferimento a IPad e IPhone… forse le altre marche sono consentite…) viene a cadere il “recinto”. Finora l’accesso ai dati e alle riproduzioni dei Beni Culturali era egemonia degli uffici e degli archivi che potevano decidere caso per caso; dal momento che un’immagine del David (così per fare un esempio a caso… potete leggere l’ottimo commento di Maurizio Codogno) la ottengo senza grosse difficoltà scatta immediatamente la violazione di legge nel momento in cui la immetto in un qualsiasi contesto web. Siccome c’è ancora grossa resistenza da parte del Ministero e delle Soprintendenze ad applicare anche alle riproduzioni dei Beni Culturali quello che è stato fatto per tutti gli altri dati pubblici – ovvero i famigerati opendata – il problema diventa enorme quanto un bivio drammatico: rilasciare o intentare cause a raffica?

Nel terzo punto crolla il mito del “non commerciale”

Nel terzo punto crolla il mito del “non commerciale” perché finora si era sempre detto: i dati si possono usare ma se si genera un guadagno allora è giusto corrispondere un canone di riproduzione. Ora il problema è che se un visitatore fa una foto al David (sempre lo stesso esempio a caso…) e la pubblica su Facebook di fatto concede a Facebook l’uso anche commerciale:

l’utente concede a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook (“Licenza IP”)

stessa cosa se la condivide su wikipedia, perché la licenza d’uso dei file contenuti prevede l’attribuzione (chi ha fatto la foto) e la condivisione allo stesso modo; quindi se io prendo la foto e ne faccio magliette – citando l’autore della foto e condividendo il layout della maglietta allo stesso modo – posso tranquillarmente venderle. A quel punto le Gallerie dell’Accademia sono obbligate a fare causa sia all’autore delle foto che a me per violazione dei diritti di riproduzione.

Allora come hanno risolto?

Allora come hanno risolto? Intanto hanno risolto – tanto per cambiare – i “signori della legge” e hanno trovato la soluzione magica: la sottoscrizione del modulo:

i visitatori intenzionati [corsivo mio] a realizzare foto o riprese amatoriali prendano visione e sottoscrivano una dichiarazione del presente tenore: “La riproduzione a livello amatoriale delle opere presenti nell’Istituto … è autorizzata per livello personale o per motivi di studio. È necessaria l’ulteriore autorizzazione da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la riproduzione per scopi diversi e, in particolare, per fini di lucro, anche indiretto [nota: i social e wikipedia o i giornali web], ivi inclusa l’associazione, con qualunque modalità o in qualunque contesto dell’immagine suddetta a messaggi pubblicitari di qualsivoglia genere, ovvero al nome, alla ditta, al logo, al marchio, all’immagine, all’attività o al prodotto di qualsivoglia soggetto.

Tutto chiaro? Potrebbe essere più semplice attuare soluzioni di condivisioni più facili e attivare delle modifiche e dire semplicemente che le riproduzioni amatoriali sono autorizzate senza nessuna limitazione se non della normale convivenza civile negli spazi pubblici. Altra questione sono, a questo punto, i dati (comprese le riproduzione) delle opere che possono condividere con vari gradi di libertà e con una selezione delle opere in modo da garantire la presenza e l’accesso di qualità di riproduzione elevate… per ora prevale la soluzione burocratica.

 

immagine: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/e/e0/Michelangelo%2C_schiavo_che_si_ridesta.jpg

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One comment on “Beni culturali, diritti, burocrazie e selfie: il lasciapassare A38
  1. GG scrive:

    ti ringrazio, molto utile questo articolo

4 Pings/Trackbacks per "Beni culturali, diritti, burocrazie e selfie: il lasciapassare A38"
  1. […] scattare le foto e si impegna solennemente a farne solo alcuni utilizzi limitati. Come emerge dalla precisa ricostruzione di Luca Corsato di OKFN Italia, ancora una volta burocrazia 1, buon senso […]

  2. […] scattare le foto e si impegna solennemente a farne solo alcuni utilizzi limitati. Come emerge dallaprecisa ricostruzione di Luca Corsato di OKFN Italia, ancora una volta burocrazia 1, buon senso […]

  3. […] segnalazione dell’assurdo accrocchio burocratico determinato dalla “scomoda” domanda delle Gallerie dell’Accademia di Firenze al […]

  4. […] “Vietato fotografare” a segnali e/o volantini molto più prolissi in cui saranno spiegate le modalità in cui è possibile chiedere l’autorizzazione a fare una cosa normalissima: fotografare quello che ci piace.  E rimarrà quindi nella coscienza […]

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